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C A N N O N I A N T I G R A N D I N E |
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Si tratta di un enorme
cono rovesciato alla cui base vi è una camera di combustione.
Il tutto è sorretto da un treppiede che sostiene il vertice del
cono e dirige la cavità verso il cielo. La camera di
combustione viene ciclicamente riempita di gas combustibile,
come propano o acetilene, e una candela ne causa l'esplosione.
La forte deflagrazione, amplificata dalla forma a megafono del
cannone, lancia un'onda sonica di forte potenza verso il cielo,
e viene ripetuta, grazie ad un timer elettronico, ogni 5/10
secondi. Nelle dichiarazioni dei costruttori l'onda di pressione
sarebbe in grado di disturbare il processo d'accrescimento della
grandine, o secondo altri far perdere equilibrio ai nuclei di
condensazione in sospensione, e generare l'immediata caduta
dell'idrometeora, prima che essa diventi di grosse e rovinose
dimensioni.
La teoria di funzionamento è fatto oggetto di disputa tra i
costruttori, essi stessi in difficoltà nello spiegare la
metodologia d'azione dei loro prodotti. Non vogliamo entrare nel
merito, benché il mondo scientifico sia fortemente scettico, o
forse sarebbe meglio dire incredulo e indignato di fronte a
tanta millanteria."… "Tuttavia i problemi derivanti
dall'adozione di tale attrezzo si sono, negli anni, rivelati
molto seri a livello sociale, e ben riassunti su molti siti
Internet meteorologici, professionali e amatoriali. I cannoni
antigrandine, a causa della loro assordante onda d'urto, sia di
giorno sia di notte, causano notevoli problemi psichici e
psicologici agli abitanti delle zone limitrofe alle coltivazioni
estensive, con notevoli modificazioni dei cicli vitali del sonno
e della veglia. Inoltre le potenti onde di pressione danneggiano
irreparabilmente le cascine e le case più vecchie dei borghi di
pianura, causando crepe e fessurazioni nei rivestimenti esterni
e negli intonaci interni."
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TRATTO
DA WWW.METEOGIORNALE.IT |
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Sono strumenti che, con vari principi
(onde d'urto acustiche o creazione di nuclei di condensazione
nelle nubi) si propongono di prevenire la formazione di chicchi
di grandine o frammentare quelli già formati; la loro storia è
ultracentenaria, ma il mondo scientifico è generalmente
scettico sulla loro efficacia; tuttavia, in molte zone del nord
Italia, in particolare le Langhe, continuano ad essere
utilizzati massicciamente (accanto alle polizze di
assicurazione!).
Se volete sentire dei botti
non solo a Capodanno ma anche d'estate, venite nelle Langhe (ma
anche in altre zone di Piemonte, Valle d'Aosta, Emilia, ecc.):
basta attendere un temporale ed ecco che, appena i nuvoloni neri
cominciano ad addensarsi un po' minacciosamente, sulle colline
entra in azione l'"artiglieria", e molti botti di
cannone risuonano a distanza di pochi secondi. L'effetto
coreografico è suggestivo: l'alternarsi dei tuoni e dei botti
dei cannoni, a volte, dà l'impressione di una vera e propria
battaglia tra bombardieri e contraerea. Si tratta dei cannoni
anti-grandine. Inventati in Austria nel 1896, questi strumenti
si sono, nei decenni successivi, diffusi rapidamente nelle
nostre campagne, dove sono tutt'ora ampiamente utilizzati,
nonostante l'avvento dell'assicurazione e delle r eti di
protezione. Ma come funzionano? Esistono due tipologie di
cannoni anti-grandine: quelli che si propongono lo scopo di
frantumare il chicco di grandine già formato mediante onde
d'urto acustiche e quelli che, invece, si propongono di
prevenire la formazione della grandine sparando in quota dei
"fumi" (in genere ioduro d'argento) che dovrebbero
favorire la condensazione diffusa di tante piccole gocce d'acqua
e, quindi, impedire la formazione dei grossi chicchi. Non mi
risulta che esistano studi scientifici su vasta scala
sull'efficacia dei cannoni ma, dagli studi statistici su scala
locale, i risultati sembrano essere abbastanza deludenti. Quanto
ai cannoni che emettono solo onde d'urto acustiche, i risultati
sembrano particolarmente negativi; la scienza pare essere un po'
più possibilista sull'efficacia della creazione di nuclei di
condensazione (e, quindi, anche per prevenire una grandinata in
formazione); esperimenti in questo senso sono stati compiuti
nelle scorse settimane in Russia, anche se l'obiettivo non era
quello di evitare le grandinate, ma di "indurre" e, in
un certo senso, "pilotare" una precipitazione piovosa.
Tuttavia, secondo gli esperti, anche questo secondo metodo, in
pratica, non funziona in quanto sarebbe efficace se
l'"irrigazione" delle nubi avvenisse dall'alto, da
mezzi aerei, in modo da "centrare" esattamente la
nube, obiettivo difficilmente raggiungibile mediante il lancio
di razzi da terra. Inoltre, poiché questo sistema deve
prevenire la formazione dei chicchi, dovrebbe avvenire
tempestivamente nei primi istanti di formazione dei chicchi di
ghiaccio nella nube potenzialmente grandinigena, e questo è
quasi impossibile da osservare e valutare in tempo reale, se non
con mezzi radar ad alta risoluzione che, però, dovrebbero
essere integrati con mezzi di difesa aviotrasportati. I cannoni
utilizzati nelle Langhe sono, per quanto ne so, tutti del primo
tipo (creazione di onde d'urto acustiche in quota, in certi casi
fino a 20.000 metri di altezza). Il loro costo unitario è
mediamente di circa 20.000 Euro e la loro efficacia è molta
controversa: mentre secondo taluni agricoltori (ed anche vari
amministratori locali) sono molto efficaci, secondo altri sono
inutili o addirittura dannosi (sposterebbero solo di qualche
centinaio di metri la precipitazione, magari proprio sulla vigna
del vicino!). Perché, allora, investire ancora nei cannoni? La
spiegazione a mio parere, va cercata anche oltre la scienza
agrometeorologica: mi raccontava sempre mio nonno che, nelle
nostre campagne, erano forti gli elementi di superstizione (tra
cui le "masche" ovvero specie di spiriti o folletti
maligni, ecc.). In questo contesto, le grandinate erano viste
come "dispetto" del demonio o degli spiriti maligni e,
quando si avvicinavano i temporali, veniva scaraventata una
grossa catena nel cortile per "legare" lo spirito che
voleva var grandinare. Fino a qualche anno fa, qualche
vecchietto compiva ancora questo rito. Forse, è in questo senso
che va anche interpretato l'attaccamento ai cannoni: una sorta
di tentativo di sparare, cacciare il "nemico"
invisibile e spaventoso che vuole danneggiare i vigneti; in
questo senso, probabilmente, i fragorosi botti dei cannoni
assumono anche un significato quasi rituale. A conferma del
fatto che, in fondo in fondo la parte razionale della maggior
parte dei contadini non sia convinta dell'efficacia dei cannoni,
sta il fatto che ormai, quasi tutti i viticoltori, nonostante
utilizzino anche i cannoni, si siano assicurati contro la
grandine. Continueremo a sentire i botti
dei cannoni antigrandine? Per le ragioni di cui sopra, penso di
sì, almeno per un bel po', e credo lo pensino anche gli
amministratori pubblici del Piemonte se, nella recente
Deliberazione della Giunta Regionale 2 febbraio 2004, n. 9-11616
(Criteri per la redazione della documentazione di impatto
acustico), indicano addirittura al primo punto (!) nell'elenco
delle sorgenti di potenziale inquinamento acustico i famigerati
cannoni antigrandine, affiancandoli alle macchine industriali ed
artigianali: una sorta di convivenza tra vecchio e nuovo, tra
rituale magico e spirito imprenditoriale moderno che
caratterizza una terra dove tradizione e modernità convivono,
dove le serate sulle "masche" si affiancano alla
vendita dei vini all'estero tramite internet.
Articolo
di Bruno Gabetti |
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ARTICOLO
TRATTO DA WWW. NIMBUS.IT |
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Ecco
un bell'articolo preparato da Alessandro Bruscagin, meteoamatore
e socio SMI, che documenta l'attiva presenza dei cannoni
antigrandine nella provincia di Modena, in piena pianura padana.
I CANNONI AD ONDA D'URTO
Presunta difesa
antigrandine ed inquinamento acustico Alessandro
Bruscagin (www.meteomodena.it)
S.
PROSPERO (MO), 12 Sett. 2001 - La grandine è da sempre la paura
principale dei nostri amici agricoltori: una grandinata, se
intensa, può decimare se non addirittura annullare in
pochissimi istanti il frutto di mesi e mesi di duro lavoro in
campagna. Il mezzo di difesa passiva più largamente utilizzato
dai frutticoltori e viticoltori contro le avversità della
grandine è di certo l'assicurazione: assicurazione che però,
purtroppo, negli ultimi anni ha visto aumentare in maniera
notevole i premi da versare periodicamente alle compagnie. Il
mezzo di difesa attivo più diffuso è invece costituito dalle
famose reti antigrandine, che vengono stese sopra alle
coltivazioni di uva ma soprattutto di frutta per fermare i
chicchi ghiacciati prima che vadano ad intaccare la pianta. Nel
1996 fra gli agricoltori della bassa modenese si iniziò a fare
un gran parlare di un sistema di protezione attivo che a detta
di molti costituiva una novità sorprendente: i cannoni ad onda
d'urto. Si tratta di enormi tubi metallici verticali, alti circa
10 metri e dal diametro crescente con l'altezza, i quali alla
loro base sono collegati ad una camera di scoppio. Una bombola
di gas butano immette nella camera di scoppio una quantità di
gas che viene fatta esplodere ad intervalli costanti variabili
dai 18 ai 20 secondi. Il lungo cono rovesciato posto sopra funge
da detonatore ed amplifica esponenzialmente lo scoppio,
provocando una potente onda d'urto. Onda d'urto che, a detta dei
costruttori, dovrebbe infrangere i chicchi di grandine in quota,
favorendone la distruzione prima che essi tocchino terra.
La
diffusione di questi mezzi è stata velocissima: in pochi anni
ne sono stati installati a decine, tant'è che attualmente nella
bassa modenese se ne contano quasi 40. Essi sono disseminati tra
le campagne di San Prospero, Medolla, Cavezzo, Soliera, San
Felice e Camposanto. Un altro gruppo di cannoni ad onda d'urto
è stato installato nella zona di Vignola. Ciò che sembrava
essere la salvezza degli agricoltori, però, è presto diventato
il pomo della discordia fra chi sostiene di trarne enormi
benefici e chi, invece, denuncia la palese illegalità di questi
mezzi nel campo acustico ed anche la loro totale inefficacia nel
cacciare la grandine.
In molte zone della bassa, infatti, quando questi cannoni sono
in funzione sembra di essere in guerra: decine di botti
assordanti che si susseguono senza sosta per diverse ore ad
intervalli costanti di 20 secondi l'uno dall'altro. Intervalli
che vengono però annullati, perchè il fatto che sparino a
decine fa sì che bene o male si senta più di un botto ogni
secondo. Durante le detonazioni è impossibile condurre
qualsiasi tipo di attività intellettuale, è impossibile
concentrarsi. Documenti ufficiali di cui abbiamo avuto visione
testimoniano che, a 400 metri di distanza da un cannone, la
soglia differenziale di rumorosità consentita dalla legge viene
superata di ben 5 volte, e la presenza di forti componenti
impulsive in ogni scoppio provoca diversi danni che verranno
elencati in seguito. L'ARPA dell'Emilia Romagna (Agenzia
Regionale Prevenzione Ambiente), chiamata in causa per valutare
l'impatto acustico di questi strumenti, ha messo nero su bianco
l'abbondante superamento dei limiti acustici, ed ha scritto che
la distanza minima alla quale dovrebbero essere collocati i
cannoni dalle abitazioni per non provocare disturbi dovrebbe
essere di quasi 2 km. Ebbene, questi strumenti sono stati
installati a distanze variabili dai 50 ai 200 metri dalle
abitazioni. Tegole che periodicamente scivolano dentro alle
grondaie andandole ad intasare, vetri che vibrano in maniera
assordante, crepe che si allargano nelle case, mucche con la
mastite, cavalli imbizzarriti, tornierie di precisione che
devono interrompere la produzione: sono solo alcune delle
conseguenze provocate dall'onda d'urto dei cannoni. Vistose
crepe che si allargano sui muri delle case vicine ai cannoni .
La
gestione di questi cannoni è in mano a consorzi di agricoltori
che si sono costituiti spontaneamente nei vari comuni. Alcuni
consorzi hanno istituito un regolamento, regolamento che però
non viene quasi mai rispettato. Tanto per fare un esempio, gli
spari sarebbero vietati durante le ore notturne: diverse volte
invece i cannoni hanno sparato in piena notte (ore 02, ore 04,
ecc.). L'ARPA, inoltre, consente gli spari per un periodo
massimo di 2 ore giornaliere: sono innumerevoli i casi in cui i
violenti boati si sono uditi anche per 4 ore in una giornata.
Nel regolamento è inoltre scritto che gli strumenti devono
essere attivati solo in caso di imminente "calamità
atmosferica", ma bastano poche ed innocue nubi stratificate
per farli entrare in funzione. Esisterebbe anche una sorta di
collegamento dei consorzi con il Servizio Meteorologico
Regionale dell'Emilia Romagna, il quale avverte gli agricoltori
in caso di probabile imminente grandinata. Se così fosse, non
sarebbero entrati in funzione anche quando il radar ARPA di S.
Pietro Capofiume (BO) non metteva in risalto nessuna grandinata
nel raggio di decine e decine di Km. Gli stessi agricoltori
hanno affermato più volte di mettere in funzione i cannoni
quando "vedono che il cielo si annuvola".
La diatriba si sta facendo sempre più accesa: da una parte
stanno sorgendo comitati anti-cannoni per la protezione
dell'ambiente, dall'altra gli agricoltori si difendono
affermando che "quei cannoni li salvano".
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